"(...) Storia del povero e del ricco
(...) Il ricco è seduto a un tavolo, fuma. Entra il povero.
- Ho finito di spaccare la legna, signore.
- Bene, il movimento giova alla salute. Ha un'ottima cera. Le sue guance sono tutte rosse.
- Ho le mani gelate, signore.
- Si avvicini! Faccia vedere! Ma è disgustoso! Le sue mani sono piene di piaghe e di foruncoli.
- Sono geloni, signore.
- Voi, voi poveri avete sempre delle malattie ripugnanti. Siete sporchi, ecco la vostra disgrazia. Tenga, ecco, per il suo lavoro.
(...)
-Che buon odore si sente qui da lei, signore.
- E' odore di pulito.
- E' anche odore di minestra calda. Non ho mangiato ancora niente oggi.
- Avrebbe dovuto. Quanto a me, vado a cena al ristorante perchè ho licenziato il mio cuoco.
Il povero annusa:
-Eppure è proprio odore di minestra calda.
(...)
Il ricco apre la porta, dà un calcio al povero che cade disteso sul marciapiede.
Il ricco richiude la porta, si siede di fronte ad un piatto di minestra e dice, unendo le mani:
- Grazie, Signore Gesù, per tutta la tua bontà."
(A. Kristof - Trilogia della città di K.)








