domenica, 16 marzo 2008

Steinbeck“(…) “Uno sciopero è una ferita?”
“Sì. Gli uomini raggruppati prendono sempre qualche infezione e questa pare piuttosto seria. Voglio vedere, Mac. Voglio osservare questi gruppi perché essi mi appaiano come un nuovo individuo, non come un insieme di uomini. Un uomo in gruppo non è più se stesso; è la cellula di un organismo, che non è lui come le cellule dell’organismo non sono voi. Voglio osservare il gruppo e vedere che cos’è. Alcuni han detto “le folle sono pazze, non sanno quello che vogliono”. Ma perché non si guardano le folle in quanto folle e non come uomini? Le folle in quanto tali sembrano agire abbastanza ragionevolmente.”
“E tutto ciò che ha da fare con la causa?”
“Forse è così, Mac. Quando il capo-gruppo vuol far muovere i suoi egli fabbrica un’insegna: “Dio vuole che riconquistiamo la Terra Santa”; oppure “lottiamo perché la democrazia salvi il mondo”; o anche “bandiamo l’ingiustizia sociale per mezzo del comunismo”. In realtà al gruppo importa poco la Terra Santa o la Democrazia o il Comunismo. Forse il gruppo vuol muoversi, combattere, e usa queste parole soltanto per far fiducia ai cervelli individuali degli uomini. Dico che potrebbe essere così, Mac.”
“Ma la causa è un’altra cosa,” gridò Mac.
“Forse, ma questo è il mio modo di vedere.”
Mac disse: “Il vostro guaio, dottore, è che voi siete troppo a sinistra per essere socialista.” (…)”

(John Steinbeck – La battaglia)

Nota:
John Steinbeck pubblicò “La battaglia” nel 1936. La crisi del ’29 aveva messo al tappeto l’economia americana: i disoccupati erano un quarto dei lavoratori di tutta la nazione e l’industria marciava al 40% della propria produzione. Roolsvet lanciava il New Deal nel disperato tentativo di rimettere in moto il sistema. Il capitalismo mostrava evidenti segni di cedimento e l’eco lontana del comunismo giungeva dall’Europa con la freschezza insidiosa di un’utopia perfetta. Intanto, gli scioperi venivano repressi nel sangue, ogni protesta diveniva reato e le idee dei “rossi” apparivano come minacce ad un ordine sociale nel quale, un tempo, tutti avevano creduto. Disperazione e miseria lasciavano spazio ai sentimenti più biechi, l’istinto di sopravvivenza rendeva gli uomini nemici… eppure, a volte, inaspettatamente li univa, generando folle che agivano come organismi unici. In questo clima acido e primitivo, gonfio di passioni selvagge e ancestrali, si ambientano molti dei capolavori del grande narratore americano, considerato, a pieno diritto, il cantore di un’epoca, lo scrittore della grande depressione. Ma nella mente degli intellettuali nessuna idea può essere assoluta e diviene impossibile sfuggire il conflitto con se stessi, l’atto spontaneo di autocritica che trasforma l’istruzione in cultura. Leggere Steinbeck  vuol dire venir proiettati in un mondo vicinissimo a quello naturale, in cui si riscopre, giocoforza, il significato di riti semplici come nutrirsi, respirare, dormire, e dove si agitano personaggi indimenticabili, eroi omerici frutto d’una inaspettata dimensione del mito. L’umiltà sfida l’infinito, attecchisce con vigore, si erge a valore assoluto, ad oggetto di culto. L’impossibilità della vittoria sublima ogni gesto, regala alla disperazione una maschera di immortalità. Allora vale davvero la pena di morire per le proprie idee e sacrificare ad esse la vita. L’arte mostra una sfaccettatura insospettabile, è palcoscenico di confronto sociale, monito per le future generazioni, rappresentazione esemplare dei ricorsi più biechi della storia.
In un momento in cui la crisi economica pare tornare ad investire il nostro mondo, John Steinbeck è un autore imprescindibile, più che mai attuale. La sua lezione parla di semplicità, altruismo, rispetto ed amicizia, esalta i valori sempre verdi della famiglia americana, custoditi con il coraggio dell’umiltà più assoluta attorno ad un focolare sperduto, nella selvaggia prateria californiana. E’ in questa semplicità che si nasconde la vera pienezza, che si svela in tutta la sua disarmante perfezione l’atto di coraggio più alto di cui la nostra specie è capace: la solidarietà.

postato da: tolstoj76 alle ore 13:21 | Permalink | commenti (43)
Commenti
#1   16 Marzo 2008 - 13:26
 
"l’atto di coraggio più alto di cui la nostra specie è capace: la solidarietà."
il problema è che ce ne siamo dimenticati anche nei rapporti d'amicizia...quando son sentiti a senso unico.
Un carissimo saluto e buona domenica.
Paola


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#2   16 Marzo 2008 - 15:32
 
non sono propio un antropologa(più precisamente 3/4 dell'umanita mi disgusta e il resto...beh evitiamo...)...ne una a cui piace stare in gruppo...non l'ho mai trovato vantaggioso ne piacevole... in ogni modo, scrivete molto bene...
un saluto...
tortate quando volete...
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#3   17 Marzo 2008 - 11:26
 
Tutto ciò che facciamo, spesso si affaccia all'infinito ...
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#4   19 Marzo 2008 - 07:55
 
come stai? non sei più passato, come vanno i tuoi scritti? Fammi sapere della pankina come è andata.
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#5   19 Marzo 2008 - 16:39
 
... In ogni folla o massa, c'è sempre un individuo, con la sua personalità, la sua anima e i suoi sentimenti.
Bel post.
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#6   20 Marzo 2008 - 10:59
 
A me ha colpito questo passaggio del libro che hai citato:

(...) Quando il capo-gruppo vuol far muovere i suoi egli fabbrica un’insegna: “Dio vuole che riconquistiamo la Terra Santa”; oppure “lottiamo perché la democrazia salvi il mondo”; o anche “bandiamo l’ingiustizia sociale per mezzo del comunismo”. In realtà al gruppo importa poco la Terra Santa o la Democrazia o il Comunismo. Forse il gruppo vuol muoversi, combattere, e usa queste parole soltanto per dar fiducia ai cervelli individuali degli uomini.

Schopenhauer avrebbe retticato probabilmente...

per dar fiducia agli uomini con una volontà predominante e prevaricante sulla loro.

Mi sbaglierò, ma ritengo questa una questione 'a monte' dei problemi sui quali poni la tua attenzione.
Lascio che a commentarla sia lo stesso filosofo tedesco...

Quando si disputa con qualcuno adducendo ragioni e argomentazioni, e ci si dà gran pena pensando di avere a che fare con il suo intelletto, niente risulta più spiacevole che scoprire come in realtà ci si stia battendo con la sua volontà, la quale si chiude ostinatamente alla verità e utilizza contro di essa sotterfugi e sofismi (compreso il silenzio), trincerandosi dietro il proprio intelletto e la sua pretesa incapacità di vederci chiaro. E' evidente, infatti, che le ragioni rivolte contro la volontà sono come un seme gettato sulla nuda roccia, o fragili frecce scagliate contro una corazza, o la tempesta contro il raggio di luce, o i colpi di un fantasma contro corpi solidi.
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#7   20 Marzo 2008 - 11:02
 
Poi inoltre aggiunge...

Se ne può fare continuamente esperienza nella vita di tutti i giorni, ma anche nella scienza accade lo stesso: è ridicolo aspettarsi qualcosa dalle massime verità quando tutti hanno interesse a negarne la validità. Se nelle faccende pratiche questo si verifica spesso, nelle scienze avviene quando qualcuno propone nuove verità o risultati eccezionali. Allora per lo meno i mediocri, cioè quasi tutti, diranno sempre: "Se qualcuno fra noi eccelle, che vada a eccellere altrove". Perfino le stelle, al sorgere del sole, vorrebbero gridargli: "Resta pure là, noi splendiamo già abbastanza, la tua falsa luce dà solo noia!". Se invece si ha dalla propria parte la volontà, tutti si convincono subito e qualunque argomento risulta decisivo. Come ben sanno i demagoghi.
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#8   20 Marzo 2008 - 15:29
 
I valori della famiglia da noi stanno scomparendo. Alcuni credono che sia questo un segno di civiltà e progresso. Invece non è così. C'è sempre più caos, rabbia e sofferenza. Speriamo di comprenderlo prima che sia troppo tardi per tornare indietro.
Bellissimo il tuo post..
BUONA PASQUA e un abbraccio! ^_^
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#9   20 Marzo 2008 - 15:41
 
Mentre lo leggevo pensavo appunto che è attualissimo.
Forse tornerà un "oscuramento" per dar luce a quella semplicità che ormai è cosa rara e preziosa... :)
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#10   20 Marzo 2008 - 16:29
 







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#11   20 Marzo 2008 - 22:37
 
E' stato bello passare di qua...grazie dell'invito.
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#12   21 Marzo 2008 - 09:15
 
lavocedinarciso:

"Quando si disputa con qualcuno adducendo ragioni e argomentazioni, e ci si dà gran pena pensando di avere a che fare con il suo intelletto, niente risulta più spiacevole che scoprire come in realtà ci si stia battendo con la sua volontà, la quale si chiude ostinatamente alla verità e utilizza contro di essa sotterfugi e sofismi (compreso il silenzio), trincerandosi dietro il proprio intelletto e la sua pretesa incapacità di vederci chiaro."

è tremendamente vero...
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#13   21 Marzo 2008 - 10:18
 
E' uno dei miai autori preferiti. Amo da morire "furore".
Post meraviglioso, ricco ed istruttivo come sempre.
Un augurio!



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#14   21 Marzo 2008 - 15:57
 
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#15   21 Marzo 2008 - 16:09
 
< Mi piace questo paragone:"...Un uomo in un gruppo non è più se stesso; è la cellula di un organismo..." e come tale si comporta: può essere influenzato, contaminato, condagiato...dal più forte e si spera sempre che il più forte sia anche il più saggio, purtroppo, però, anche nelle battaglie più giuste, non è mai così e, come le cellule in un cancro, alla fine, l'uomo impazzisce! Ti auguro una felice Pasqua...A presto, Angela>
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#16   22 Marzo 2008 - 09:12
 
scusami ma non ho vogla di leggere tutti i vs tam tam...
oggi
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#17   22 Marzo 2008 - 13:52
 
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#18   22 Marzo 2008 - 15:23
 
Tantissimi auguri per una Pasqua serena!
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#19   22 Marzo 2008 - 17:24
 
Di passaggio, ti lascio i miei auguri.
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#20   22 Marzo 2008 - 21:13
 
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#21   22 Marzo 2008 - 23:52
 
Photobucket

ciao dolce, un augurio, un sorriso un bacione da Ross',♥
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#22   23 Marzo 2008 - 16:19
 
Pace e gioia, ti auguro un Santa Pasqua nel Signore, un abbraccio.
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#23   23 Marzo 2008 - 18:13
 
complimenti...bellissimo e profondo...bravo.
Il finale poi è da incidere e ricordare ogni giorno...
eri
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#24   26 Marzo 2008 - 13:31
 
Hey ciao!! Carino questo blog!! complimenti..^^ kiss kiss
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#25   26 Marzo 2008 - 18:16
 
hai rievocato un libro proprio di Steinbeck che lessi tempo fa ma del quale non ricordo il titolo. Poco importa! ho ritrovato nel saggio che hai riportato la stessa semplicità nel descrivere situazioni sociali molto complesse. Son d'accordo quando dici che Steinbeck può essere ancora attuale, lo son di meno se si riporta la solidarietà unicamente alla famiglia e al focolare. Son convinta che la solidarietà la si trovi sopratutto nell'essere attivi e nel muoversi insieme. Forse, all'epoca, la famiglia poteva costituire un punto di riferimento saldo. Ma oggi, in un epoca in cui la globalizzazione tende a spargere le persone per i continenti (o perlomeno lontano da casa) non credo che la famiglia costituisca un punto di riferimento saldo. Oggi la solidarietà la si trova nell'unirsi con le persone che si frequentano tutti i giorni, secondo i bisogni. Invece la tendenza è quella dell'individualità e della corsa per conto proprio! che si ottiene? niente! nessuna battaglia per risultati comuni ma soltanto persone singole che "arrivano" e in quanto arrivati non si preoccupano più di chi sta come stavano loro.
(ciao e grazie per l'invito!)
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#26   27 Marzo 2008 - 15:49
 
hai visto che sono passata ?E ho letto...scrivi benissimo,complimenti,io mi picchio ancora con la puntegggiatura,figurati un pò...sei veramente bravo,un caro saluto...tornerò di sicuro a leggere gli altri post:)
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#27   27 Marzo 2008 - 16:10
 
interessante il tuo blog:-) ci passerò..
ciao!
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#28   28 Marzo 2008 - 14:11
 
discorsi molto attuali ...mai come oggi ciao
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#29   31 Marzo 2008 - 07:51
 
Che fine hai fatto?
stai studiando?
Buona settimana
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#30   31 Marzo 2008 - 16:32
 
Grazie per il saluto.. in ptv,passero' ancora a leggerti con piacere. ciao!!!
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#31   31 Marzo 2008 - 17:48
 
se la nota è tua scrivi veramente bene, altrimenti è scritta cmq veramente bene, e il complimento resta perchè hai avuto la sesibilità sottile di sceglierla...
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#32   31 Marzo 2008 - 18:54
 
Purtroppo stiamo diventando egoisti istituzionalmente e di conseguenza come individui. E' il sistema sbagliato perché in effetti basato su una competizione senza esclusione di colpi. E vince che più degli altri tira colpi più bassi. Grande Steinbeck. Ciao, Pietro.
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#33   31 Marzo 2008 - 21:41
 
Sono fermamente convinta che sarà la solidarietà, conseguenza dell'amore che si sta diffondendo a macchia d'olio, che salverà l'umanità dal declino.
a presto
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#34   01 Aprile 2008 - 13:20
 
...sparito eh!
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#35   01 Aprile 2008 - 17:55
 
A mio avviso è emblematico l'incipit: "gli uomini raggruppati prendono sempre qualche infezione". Essi sono accomunati da un virus comune quale la condivisione di un'idea tanto largamente diffusa quanto micidiale, proprio perchè ognuno mantiene la consapevolezza della propria individualità.
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#36   08 Aprile 2008 - 15:19
 
ogni tanto mi paleso ***
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#37   10 Aprile 2008 - 11:10
 
è senz'altro uno dei miei autori preferiti...

...buona giornata!

:)
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#38   10 Aprile 2008 - 14:48
 
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#39   10 Aprile 2008 - 21:30
 
Questo bel post, compresa la notevole citazione iniziale, mi ha messo voglia di tornare a leggere Steinbeck, che non leggo da troppo tempo. In effetti, i tempi sembrano maturi per farlo tornare attuale, purtroppo!
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#40   11 Aprile 2008 - 09:56
 
“Il vostro guaio, dottore, è che voi siete troppo a sinistra per essere socialista.”

Adoro la sintesi e in questa frase è racchiuso un mondo di parole. Ciao come stai? sempre interessante il tuo "ragionare". Un bacione e buon fine settimana, NB: stai ancora a Milano?,
Rossella.
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#41   11 Aprile 2008 - 11:06
 
un altro poco mi facevo male...
sai il salto :P
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#42   12 Aprile 2008 - 15:05
 
Nn scrivi più? Ogni tanto passo e leggo, ma il tempo è sempre poco...
io ho appena aggiornato, ed era ora!

Mi sono lasciata prendere dall'euforia pre-elettorale ed ho scritto LA MIA...
KE MAGARI POTREBBE ESSERE UTILE PER KI ANCORA NN SAPESSE COSA VOTARE.

A presto...

Isabel*
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#43   17 Aprile 2008 - 15:57
 
...e il toscanaccio maledetto se la faceva intanto con Lady Agnelli. Chi l'avrebbe detto che ad un'Agnelli piacessero certi lupi?
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