“Eh, signori, un romanzo è uno specchio che passa per una strada maestra. Ora riflette nei vostri occhi l'azzurro dei cieli, ora il fango dei pantani. E voi accusate di essere immorale l’uomo che porta lo specchio nella gerla! Il suo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada, e più ancora l'ispettore stradale che lascia imputridire l’acqua e formarsi i pantani.”(Stendhal – Il rosso e il nero)
Nota:
Riflessi del 1830. Uno spaccato inquietante della Francia alle soglie della rivoluzione di luglio: ecco cos’è “Il rosso e il nero”. Ma non solo. Il romanzo è costruito attorno a due fatti di cronaca che incastrandosi in successione segnano la vita del protagonista. Giovane di umili origini, perdutamente innamorato di Napoleone e delle sue idee, Julien Sorel ha tutte le carte in regola del tipico eroe di Stendhal. E’ intelligente, ambizioso, scaltro; ma, come pure Fabrizio Del Dongo nell’altro capolavoro: “La certosa di Parma”, irrimediabilmente antieroe: impulsivo, calcolatore, ipocrita. Caratteristiche queste che si riflettono in comportamenti precisi, significativi solo nel contesto dell’epoca. Ed ecco l’incastro: uomo e ambiente. Su tutto la fredda lucidità dell’artista, abilissimo nel sezionare la società con lo spietato bisturi della penna: emerge un universo di intrighi, relazioni, privilegi e ingiustizie; e ancora di favori, menzogne, servilismi e rivalità. Tra valori e disvalori, simpatie e antipatie, con la complicità di uomini singolari e donne affascinanti, Julien si destreggia nella vita, divenendo protagonista di una vertiginosa ascesa sociale che lo condurrà dalla sperduta provincia francese all’estranea, complicatissima Parigi. Sarà sempre l’amore a dominare gli eventi. Un sentimento mai lineare né scontato, che si cristallizzerà in qualcosa di puro solo nelle concitate battuete del finale. Seguendo i passi dell’abate Sorel diverrà impossibile non partecipare alle sue scelte, vivere le tante speranze, rammaricarsi per leggerezze ed errori commessi in momenti di follia pura.
Stendhal attinge a piene mani nella propria esperienza riuscendo ad animare protagoniste femminili indimenticabili: fiere, altere, bellissime; ma anche fragili, passionali e perdute nel rimorso di sfidare ogni convenzione in nome di quella forza che è forse l’unica vera anima del mondo. Così la freddezza dello specchio mostra un inquietante velo di umanità e le immagini riflesse si trasformano continuamente agli occhi del lettore come figure di luce dentro un caleidoscopio. In tale imperfezione sboccia la genialità. Le crepe della superficie riflettente lasciano attecchire l’edera della fantasia e viene evocato un mondo affascinante, perduto, irrimediabilmente umano: il 1830 scorre nell’anima e tra le pagine.








