“O mio bambino adorato, conforto dei miei giorni, tu morirai e lascerai me, sola, nella sventura...”, sospirava tra le lacrime e il pubblico ne osservava, incantato, lo sgomento. Lacrime finte, pensava la gente, virtuosismi d’attrice consumata. Lacrime di madre, piuttosto. Ester c’era riuscita sempre, sul palco, a dimenticare la vita, ma quella sera... quella sera le pareva impossibile nascondere se stessa. “Ti uccide la nobiltà del padre, vita per altri, morte per te. Quale vantaggio dal valore di tuo padre?”, soffiava disperata, e i versi di Euripide evocavano immagini fumose, granelli di tempo sfuggiti dalle dita stanche dei secoli. Aveva interpretato il ruolo di Andromaca molte volte, con talento ed entusiasmo, in cento, mille luoghi diversi. Tante, troppe mani l’avevano applaudita. Mani minute di donne e bambini, entusiaste di giovani e anziani, mani di porcellana calzate da ragazze incantevoli e d’ebano appese ai polsi di signori raffinati. Mani di cera, mani d’osso, come quelle del suo povero bimbo, morto dopo mesi d’agonia in un letto d’ospedale. La brezza sottile spazzava senza sosta il teatro greco e lo sfiancante tentativo degli attori veniva accolto dalla terra senza ombra di sospetto. Un sole pallido moriva lento, inesorabile come il destino, e l’aria umida si sbriciolava nel velluto della sera. Ester stava là, a recitare la sua parte... ed era Adromaca, come nessuna, come tutte le donne mutilate. “Entrai un giorno nella casa di Ettore non per generare un figlio vittima dei Dànai, ma un re d’Asia. Tu, piccolo, ora piangi: senti le tue disgrazie. Perché ti attacchi a me, afferri le mie vesti e come un pulcino ti affidi alle mie ali? Ettore non tornerà su dalla terra, con la sua lancia, a portarti salvezza.”, quale salvezza? Non esiste salvezza, pensava. “(...) Orrendo il salto, giù dalle mura alte, ti spezzerà il respiro. Tenero abbraccio di tenere braccia, dolce soffio della tua pelle: questo seno, invano, ti ha nutrito in fasce; invano mi sono consumata nelle mie fatiche.”, invano... s’era consumata. Per un pugno d’ossa rotte, macerate nel sidro pestifero degli anni. Lo aveva seppellito, quel bimbo, incapace di versare una lacrima. Ad Andromaca neppure questo fu concesso... gli sconfitti maledivano la vita che li malediva. Ora, sul palco, due anime lontane si confondevano nel sogno fluttuante, senza logica, dell’esistenza che ripropone i propri drammi.

“Abbracciala, tua madre. Posa qui la tua bocca. E voi, Elleni, che avete escogitato torture da barbari, perché assassinate questo mio figlio, che non ha colpe?”, colpe... da quando agli dèi importavano le colpe? “E tu, Elena (...)”, malediva, mentre l’astio per la vita insinuava nella voce battute biascicate dal destino. “Prendetelo allora, e portatelo via, e gettatelo giù, se così deve essere. Sbranate le sue carni. Mangiate le sue carni. Gli dèi ci distruggono e la morte da questo bambino ormai non possiamo tenerla lontana. E poi nascondete il mio povero corpo, gettatelo sulla nave. Io perdo mio figlio e vado alle mie nozze, belle.”, gli dèi distruggono... distruggono tutto, gridava Ester avvolta nel silenzio, mentre il vento la conduceva fuori dal palco, dietro le quinte primitive in cui da secoli si celebrava il sacrificio. Poi, senza esitazioni, giù per scale di legno, e ancora, sul ciglio del dirupo solitario. No, non avrebbe ricevuto altri applausi... qualche lacrima, forse. Questo il suo ultimo pensiero, pochi istanti prima che si gettasse nell’abisso.

Nota:
goodnightmoon88 (www.splinder.com/profile/goodnightmoon88), un’amica blogger, mi ha proposto, tempo fa, di fare la riduzione “on line” di qualche mio racconto. M’intrigava l’idea di una prosa molto breve, non altrettanto quella di una “riduzione”. Ho pensato che sarebbe stato più interessante scrivere una “very” short-story nuova, fruibile in qualche minuto di lettura. Lo spunto è nato da una tragedia di Euripide (le troiane), cui ho assistito questa estate, a Segesta, nello splendido scorcio del teatro greco. Come sanno bene coloro che frequentano queste pagine, nel blog amo citare i classici... da lì la trovata di ricamare la trama attorno ad un estratto. Ho chiosato i pensieri di Ester, la mia attrice immaginaria, sui versi pronunciati da Andromaca. Per chi conoscesse poco la mitologia, dirò che quest’ultima era la moglie di Ettore (ucciso da Achille dinnanzi alle mura di Troia in quello che costituisce, probabilmente, l’episodio più alto e vibrante dell’Iliade di Omero e quindi della letteratura di sempre); dopo la fine della guerra, Adromaca venne consegnata a Neottolemo (figlio di Achille) e suo figlio, Astianatte, venne gettato, su suggerimento di Ulisse, dalle mura della città distrutta. Spero che il mio piccolo esperimento sia stato di vostro gradimento. Come sempre, sono gradite critiche e commenti.
goodnightmoon88 (www.splinder.com/profile/goodnightmoon88), un’amica blogger, mi ha proposto, tempo fa, di fare la riduzione “on line” di qualche mio racconto. M’intrigava l’idea di una prosa molto breve, non altrettanto quella di una “riduzione”. Ho pensato che sarebbe stato più interessante scrivere una “very” short-story nuova, fruibile in qualche minuto di lettura. Lo spunto è nato da una tragedia di Euripide (le troiane), cui ho assistito questa estate, a Segesta, nello splendido scorcio del teatro greco. Come sanno bene coloro che frequentano queste pagine, nel blog amo citare i classici... da lì la trovata di ricamare la trama attorno ad un estratto. Ho chiosato i pensieri di Ester, la mia attrice immaginaria, sui versi pronunciati da Andromaca. Per chi conoscesse poco la mitologia, dirò che quest’ultima era la moglie di Ettore (ucciso da Achille dinnanzi alle mura di Troia in quello che costituisce, probabilmente, l’episodio più alto e vibrante dell’Iliade di Omero e quindi della letteratura di sempre); dopo la fine della guerra, Adromaca venne consegnata a Neottolemo (figlio di Achille) e suo figlio, Astianatte, venne gettato, su suggerimento di Ulisse, dalle mura della città distrutta. Spero che il mio piccolo esperimento sia stato di vostro gradimento. Come sempre, sono gradite critiche e commenti.








