“Chi aspira solo a procurarsi ricchezza e forza,
piuttosto che veri amici, non pensa da saggio”
(Euripide – Eracle)
Nota:
Euripide verga con questi versi il finale di una delle sue tragedie più belle. Creonte, padre di Megara, moglie di Eracle, viene ucciso da Lico, che ne usurpa il trono. L’eroe, famoso nel mondo antico per aver affrontato le dodici fatiche, invocato dal vecchio padre e dalla sposa, torna dall’Ade (il regno dei morti) e uccide Lico, ma un tragico destino incombe sulla sua discendenza. In quanto figlio illegittimo di Zeus, egli è odiato da Era che ordisce e mette in atto una tremenda vendetta. In preda alle arti di Lissa, la follia che acceca gli uomini, Eracle stermina i propri figli e, ritrovato il senno, pensa di uccidersi. Ma in soccorso interviene Teseo: “ora hai bisogno di amici”, dichiara l’eroe, offrendogli il sostegno necessario per affrontare il rimorso. Euripide racconta, ancora una volta, l’universale parabola degli uomini alle prese con la loro fragilità, con la seducente tentazione di abbandonarsi alla pazzia e rinunciare ad un’esistenza impossibile da sostenere. Dopo il disastro, due opzioni: la morte (e la fuga) o la vita (e l’espiazione). E’ facile gettare la spugna, cercare nell’oblio la soluzione di ogni male: il dolore è un tarlo che acceca; ma anche una luce che illumina. Possiamo subirlo a diventarne vittime o costringelo a servici e renderci migliori.








