“A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perchè le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooh!”.”
(Jack Kerouac – Sulla strada)
Nota:
Sgorga cristallina la voce di Kerouac dalle pagine di questo libro indimenticabile, poetico e struggente, manifesto di una generazione (la “beat”) che si ribella alle convenzioni, ad un’esistenza di plastica confezionata dal mostro senza volto della società organizzata. Pazzi come Sal Paradise (alter ego di Jack) e Dean Moriarty (guida folle della corsa che accompagna il lettore per le strade americane); uomini in cerca: di cosa? Di nulla e tutto; ma in cerca, sempre e comunque. Si respira polvere e asfalto, alcool e sesso, amicizia e amore, solitudine ed egoismo nella prosa essenziale e melodiosa venuta fuori dalla macchina da scrivere dell’autore (noto per l’incredibile velocità di battitura). In questo vuoto chiamato vita palpitano senza pace i cuori di uomini eccezionali, esseri che fanno della loro anomalia un marchio di originalità. Impossibile non perdersi negli spazi infiniti delle praterie americane, nel rumore sordo dei motori rutilanti, nelle note furibonde della colonna sonora jazz che accompagna il viaggio, tra amori, promesse, menzogne sputate in faccia al mondo con tutta l’incuria di una giovinezza trascinante e sfuggente. Nel malinconico presagio del tempo che avanza e priva i protagonisti dell’esigua riserva di ossigeno che il destino ha loro concesso, Dean guida Sal alla ricerca del paradiso in terra, non esitando a prendere e lasciare quelle donne che sono croce e delizia nella vita di entrambi. Un romanzo che fa venir voglia di mollare tutto e salire su una vecchia ford diretti oltre il tramonto, dove si nasconde la meta dorata dell’esistenza e la strada per raggiungerla non ha mai fine.








