
Oscure caverne del mio cuore,
quale mano v'ha dipinte di grafiti misteriosi?
osando tramandare l'osceno racconto dell'Amore?
Amore, che sfuggi come vento,
e in oceani di lacrime asciughi ogni speranza,
mai pago di vite sanguinanti trafitte di dolore.
Perchè t'ho scelto come Dio?
Io, blasfemo miscredente,
di te solo, infido immortale, non oso dubitare.
Neppure il tradimento mi convice ad obliare la speranza,
e la litania ammaliante della tua favola bugiarda
soffia come zefiro tra moniti impotenti della ragione.
Punisci l'arida genia di chi s'è arreso, il fanatismo bieco dell'iniquo inquisitore.
I celesti numi dell'Olimpo avevano a cuore gli eroi che li servivano
e bruciavano fianchi di giovenche sui bracieri fumanti degli altari.
Ma tu, bestia avida di sangue, cosa fai per rispettare i tuoi fedeli?
Come perfido leone, posseduto dall'odore della preda,
sbrani il servitore e così pure chi ti osteggia.
Solo aria tetro Amore,
e vento freddo, foriero di paure, nelle
oscure caverne del mio cuore.
Nota:
E’ stata Nicoletta Perrone (autrice conosciuta su Splinder) a propormi di scrivere una poesia per l’”Antologia del concorso emozioni”, presentata pochi giorni fa al salone del libro di Torino. L’ho fatto senza impegno e con poche speranze. Intanto, perchè non mi ritengo un poeta (preferisco di gran lunga la prosa), e poi perchè non credo molto nell’ispirazione a tema (il concorso suggeriva una traccia precisa). A quanto pare, però, il risultato è piaciuto. Così, i miei “versi” sono finiti tra quelli pubblicati e, senza volerlo, mi sono ritrovato in veste di “autore” (qui le virgolette sono proprio d’obbligo) nella convulsa chermesse fieristica del Lingotto. Il libro, m’è sembrato di capire, sta avendo un buon successo e, visto che nel mio caso si tratta di un esordio, non posso che esserne contento. Cedo, dunque, la parola ai lettori: si accettano complimenti, critiche, commenti, offese persino! Tutto fuorchè silenzio: il sogno di queste pagine è una fede smisurata nelle parole, quelle figlie illegittime che, dopo il parto della mente, acquisiscono, in seguito ad un’inquetante metamorfosi, vita propria.








