lunedì, 30 aprile 2007

olympia
T'ho trovata per caso tra mille comparse,
profumavi di resina e dolori sconfitti,
di baci mai dati e passioni scarlatte.

Hai temuto i nostri pensieri,
gelida al cospetto del mondo,
nereide nel lago del tempo.

Amami come le fiere,
come il mare che divora la terra,
e l'erba che sfida le stelle.

Cullami come un bambino,
tra le ragioni dell'istinto più puro,
della morte che reclama la vita.

Saziami nel ventre dei giorni,
carne d'un'unica anima, spirito d'un'unica carne,
lontano dagli occhi di tutti.

postato da: tolstoj76 alle ore 16:53 | Permalink | commenti (59)
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lunedì, 23 aprile 2007

Hermann_Hesse_1927“ (...) Ognuno di noi deve trovare per conto suo che cosa sia lecito e che cosa sia proibito: proibito per lui. Si può non fare mai alcunchè di proibito ed essere tuttavia un grande furfante. E viceversa. A rigore, è questione di comodità. Chi è troppo comodo per pensare da sé ed essere giudice di se stesso si adatta ai divieti quali sono. Facile per lui. Altri sentono invece certi comandamenti dentro di sé e considerano proibite cose che qualunque galantuomo fa ogni giorno, mentre sentono lecite altre cose che di solito sono vietate. Ognuno dev’essere garante di se stesso.”

(Hermann Hesse – Demian)

Nota:
Con queste parole Max Demian si rivolge all’amico Emil Sinclair. Max è consapevole di una differenza fondamentale che accomuna lui ed Emil, il marchio di Caino. Gli uomini hanno condannato quest’ultimo per aver ucciso il fratello Abele e lo hanno fatto con la crudeltà del branco, spinti dal bisogno infantile di additare un modello semplificato attraverso cui spiegare la realtà. “Ma chi dice che il gesto di Caino sia da stigmatizzare?”, ecco cosa si chiedono i protagonisti di questo splendido romanzo di Hesse. Caino rappresenta il coraggio, la lotta, il rifiuto della sopraffazione. Caino è la vita che si dibatte e vince, che cerca in continuazione, anche sbagliando, che rifiuta i propri limiti infervorandosi nell’immane tentativo di superarli, senza paura di pagare un prezzo pesante. Ci sono uomini che temono quelli col marchio e si sollazzano beatamente nella propria mediocrità, fatta di certezze indiscutibili e di verità per le quali non è necessario indagare. Altri (pochissimi) non accettano nessuna regola se non quella dettata dalla propria morale; e, nel continuo ragionare con se stessi, s’incamminano verso mondi sconosciuti come pionieri pronti a far sbocciare chissà dove le proprie speranze. Sono filosofi, scrittori, artisti di ogni genere ma anche matematici, fisici, scienziati e gente semplice, tutti uniti da un’unico comune denominatore: il rifiuto di regole calate dall’alto, di comandamenti non ragionati. A questi innovatori l’unamità deve un pesante tributo e, certamente, non poche scuse. Uscire dal branco è spesso difficile, doloroso, isolante. Ma, a volte, diviene necessario perdere tutti per trovare la persona più importante: se stessi.

postato da: tolstoj76 alle ore 08:48 | Permalink | commenti (32)
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domenica, 15 aprile 2007

mantegna (cristo_morto)

“A volte mi dico che Satana, il quale cerca di catturare il pensiero di Dio, non soltanto questo pensiero lo odia senza comprenderlo ma lo comprende alla rovescia. Risale senza saperlo la corrente della vita senza seguirne il corso e si strema in tentativi insensati, agghiacciati, per ripetere in senso contrario tutto lo sforzo della Creazione.”

(Georges Bernanos – Diario di un parroco di campagna)

Nota:
Con queste parole, il parroco di Ambricourt riassume il rapporto tra Bene e Male. Il concetto secondo cui quest’ultimo sarebbe mancata comprensione, terribile fraintendimento, non ne spiega la natura ma fornisce un’efficace descrizione. Il Male risulterebbe, tutto sommato, stupido, tremendamente imbranato nella lettura del libro della Creazione. Un problema interessante che evidenzia una contraddizione pesante del cristianesimo è quello che ne riguarda la genesi. Prescindendo dalla sua necessità (che scaturisce da una semplice separazione di opposti), l’idea di Dio come amore assoluto si scontra tragicamente con quella della sua onnipotenza. Se Dio è onnipotente, egli stesso ha creato Bene e Male e quindi non è amore assoluto. Viceversa, pre esistendo il Male a Dio, ne verrebbe negata l’onnipotenza. La dicotomia Bene Male non è banale come altre poichè riguarda dei valori morali. Potremmo tutti ardire una definizione di pieno e vuoto, luminoso e oscuro... Ma sarebbe altrettanto facile per amore e odio, bello e brutto, bene e male? Socrate sorrideva beato dei miserevoli tentativi con cui gli uomini pretendevano di rispondere a domande come questa, poichè, in riferimento a concetti tanto sfuggenti, interviene pesantemente la soggettività. Inoltre, diventa abbastanza facile lasciarsi sedurre da esempi che spieghino le idee allontanando dalla loro definizione. Bernanos, da convinto Cristiano, sposa la teoria secondo la quale il Male perverte il creato, ne fornisce una lettura “alla rovescia”. Personalmente, lego il Male all’incapacità della ragione di controllare l’istinto. Credo poco in un valore assoluto che sintetizzi l’opposto del Bene. Mi pare più logico pensare ad una ragione moderatrice dell’egoismo, questa forza cieca che stimola ogni creatura a sopravvivere a tutti, che la fa porre al centro. La santità diverrebbe, pertanto, l’opposto: sacrificio per ciascuno. La santità sarebbe trionfo assoluto della ragione sull’Io, sulla paura della morte, dell’annullamento. Non importa poi se questo comportamento trovi giustificazione ultraterrena, se sia spinto dalla promessa di un premio (il paradiso) o dalla minaccia di un castigo (l’inferno): la sua bellezza mi pare perfettamente cristallina. Bene sarebbe, dunque, trionfo dell’intelletto, forza nata dalla Natura che ne sovverte la legge fratricida tramandata dai cromosomi, sconfessando con l’arroganza tipica dell’uomo la regola che scandisce la vita di tutti gli esseri: l’istinto di sopravvivenza.

postato da: tolstoj76 alle ore 15:20 | Permalink | commenti (36)
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