martedì, 26 settembre 2006

Antinoo

"Mio caro Marco
(...)
Accetterò di assimilare l'amore alle gioe puramente fisiche (ammettendo che ve ne siano) quando avrò visto un ghiottone anelare di piacere davanti alla sua pietanza favorita come un innamorato sulla spalla dell'essere amato. Di tutti i nostri giochi questo è il solo che rischi di sconvolgere l'anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all'uso della ragione, ma l'innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone. In qualsiasi altro caso l'astinenza o la sregolatezza non impegnano che l'individuo; (...) Non ne conosco ove l'uomo sia spinto a risolversi da motivi più elementari e ineluttabili, ove l'oggetto della scelta venga valutato con maggiore esattezza per il peso dei piaceri che offre, ove chi ama il vero abbia maggiore possibilità di giudicare la creatura che ama nella sua nudità."

(Marguerite Yourcenar - Memorie di Adriano)

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lunedì, 18 settembre 2006

"(...) Storia del povero e del ricco

(...) Il ricco è seduto a un tavolo, fuma. Entra il povero.
- Ho finito di spaccare la legna, signore.
- Bene, il movimento giova alla salute. Ha un'ottima cera. Le sue guance sono tutte rosse.
- Ho le mani gelate, signore.
- Si avvicini! Faccia vedere! Ma è disgustoso! Le sue mani sono piene di piaghe e di foruncoli.
- Sono geloni, signore.
- Voi, voi poveri avete sempre delle malattie ripugnanti. Siete sporchi, ecco la vostra disgrazia. Tenga, ecco, per il suo lavoro.
(...)
-Che buon odore si sente qui da lei, signore.
- E' odore di pulito.
- E' anche odore di minestra calda. Non ho mangiato ancora niente oggi.
- Avrebbe dovuto. Quanto a me, vado a cena al ristorante perchè ho licenziato il mio cuoco.
Il povero annusa:
-Eppure è proprio odore di minestra calda.
(...)
Il ricco apre la porta, dà un calcio al povero che cade disteso sul marciapiede.
Il ricco richiude la porta, si siede di fronte ad un piatto di minestra e dice, unendo le mani:
- Grazie, Signore Gesù, per tutta la tua bontà."

(A. Kristof - Trilogia della città di K.)

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mercoledì, 06 settembre 2006

van_dick-cupido-psiche2

Dormi? Ho paura di svegliarti
e rompere l'incanto del respiro lento
e inquietante come lo stormire del bosco.

Una brezza invade il nostro letto
e mille mani luminose animano il mattino incerto
e giocano col miele molle dei tuoi capelli.

Che pensi nella notte?
Come posso non guardarti? Incantato, sconfitto, questuante...
Non voglio risposte, nè parole... solo te.

postato da: tolstoj76 alle ore 10:59 | Permalink | commenti (34)
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